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ATAN
A Tenerife potrebbe succedere una tragedia peggiore di quella dell' Oceano Indico Sebbene gli abitanti dell'isola non ne siano coscenti, Tenerife é oggi uno dei territori del pianeta con la maggiore densitá di popolazione. Quando pochi anni fa ci chiedevamo como sarebbe la vita in Giappone o in altri luoghi superpopolati come Singapore o Hong Kong, non avremmo mai immaginato che un giorno li avremmo superati. L' isola sulla quale viviamo ha una superficie de circa 2000 chilometri quadrati. La popolazione residente in continua crescita ha da poco superato gli 800.000 abitanti. Se a loro aggiungiamo i turisti e visitatori stagionali, raggiungiamo immediatamente la cifra di un milione di persone che vivono simultaneamente sull'isola. Ció equivale a una densitá di 500 abitanti per chilometro quadrato. Confrontiamo adesso questa cifra con quelle dei paesi colpiti dal maremoto del Dicembre 2004:
Solo le Isole Maldive superano la densitá di Tenerife. Potranno dirci che queste densitá sono semplicemente le medie dei paesi in questione e che sulle coste raggiunte dallo tsunami la sovrappopolazione era maggiore, raggiungendo 1.000 abitanti per chilometro quadrato. Dunque risponderemo che, se da Tenerife escludiamo la superficie del Parco Nazionale del Teide, la Corona Forestale, Anaga e Teno, che fra loro sommano 880 chilmetri quadrati, resteremo con sólo 1.200 km 2 d' isola, e praticamente la stessa quantitá d'abitanti , giacché nei quatro spazi menzionati vivono solo 4.000 personas (lo 0,4 per cento). Con questi dati, otteniamo una densitá di popolazione di circa 900 personas por kilómetro cuadrado, cioé a dire, prossima a quella delle Maldive. Di fatto, alcuni comuni come il Puerto de la Cruz, possono avere densitá di anche 7.000 persone/km2.
Ovviamente, la possibilitá che qui arrivi un maremoto es molto bassa, e meno che mai di quelle dimensioni. Non abbiamo intenzione di allarmare con il vulcano che per mesi é stata la stella di dibattiti, scherzi e discussioni, utilizzato per distrarre da progetti come il porto di Granadilla o da altri spropositi ambientali piú gravi ed imminenti di una eruzione. Tuttavia vogliamo ricordare l'inondazione catastrofica che sconvolse Santa Cruz de Tenerife il 31 Marzo del 2002, che provocó solamente otto morti pur avendo colpito una zona urbana con circa 300.000 abitanti. Per fortuna, quel giorno cadde di domenica: una domenica dopo un lungo "ponte". La maggior parte della gente stava a casa e molti non erano ancora tornati dalle vacanze pasquali. Che sarebbe successo se quella pioggia apocalittica fosse arrivata un lunedí mattina, per esempio? E nel bel mezzo del carnevale?
Un altro elemento reale e pericoloso e' la raffineria di Santa Cruz. Da anni rileviamo e denunciamo ogni tipo di fughe ed emissioni che dimostrano che no si puo credere ne ai rapporti di qualitá "ISO 14.000" ne alle altre storie che ci rifila e racconta la societá CEPSA che la gestisce. In realtá, se non sono capaci di controllare le loro emissioni in tempi di pace, cosa dobbiamo aspettarci da un incidente inaspettato? Esistono studi sismici? Perché mai la popolazione non e' mai stata istruita sulle misure da prendere in caso d'emergenza? Perché mai il centro commerciale El Meridiano sta a soli 30 m dalla raffineria? La popolazione situata in un raggio inferiore a 5 chilometri dalla raffinería supera i 100.000 abitanti: rinchiusi in una "gabbia per topi". Le vie d'uscita da Santa Cruz, tanto verso Nord come verso Sud, passano tutte dinanzi alla raffineria e sarebbero le prime colpite. A pochi passi dai silos e dalle ciminiere vi sono i pompieri, la polizia locale, e la nazionale. Non ci stancheremo di ripeterlo: e' urgente dare importanza alle istallazioni industriali pericolose, situate a pochi metri da un "recinto ferial", da un auditorio, dal "parque marítimo", dall' "intercambiador" di mezzi pubblici (se lo aprissero almeno!), dalla galleria della strada Tres de Mayo, dalle due torri di 32 piani, da un hotel e da vari centri commerciali (Meridiano, el Corte Inglés, etc.).
Ma la cosa piú ributtante di tutta questa storia e' dovere ascoltare alle autoritá turistiche del nostro arcipelago: affermano che il turismo canario prossimamente migliorerá, perché verranno sviati qui molti di coloro che avevano scelto la Tailandia, l' Indonesia, etc. come meta. Nelle emittenti radio propagandístiche dei partiti governanti si vantavano orgogliosi di questo fatto, nonostante vi fossero 150.000 morti di mezzo. Noi non ce la spasseremmo cosí tranquillamente. Inoltre: il turismo dev'essere ridotto veramente male se le isole sono diventate una meta "alternativa" da raggiungere solo quando non vi e' altro! Daranno i politici le dovute informazioni alla popolazione su come comportarsi se accadesse un incidente serio nella raffineria? |
30 Dicembre 2004
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